L'Isola Comacina vista dal lago, con la chiesetta tra gli alberi e le montagne sullo sfondo
Isola Comacina — foto: LigaDue · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Dal lungolago di Ossuccio la si vede a un passo: un dorso verde che emerge dall'acqua, una piccola chiesa che fa capolino tra gli alberi, qualche barca ormeggiata lungo la riva. L'Isola Comacina è l'unica isola del Lago di Como ed è anche uno dei luoghi più carichi di storia di tutto il Lario. È piccola, si gira con calma in un paio d'ore, ma racconta quasi mille anni di vicende tra fede, guerre e leggende. Ecco cosa sapere prima di andarci.

Un'isola fortificata e la pieve di Sant'Eufemia

Nel Medioevo la Comacina non era il luogo silenzioso che vediamo oggi. La sua posizione, in mezzo al lago e al riparo della costa, ne aveva fatto un punto strategico e fortificato, tanto da guadagnarle il soprannome di "Crisopoli", la città dell'oro, per le ricchezze che vi si sarebbero rifugiate nei secoli turbolenti dell'Alto Medioevo. Sull'isola sorgevano diverse chiese, e la più importante era la basilica di Sant'Eufemia, ricostruita nell'XI secolo e trasformata in pieve: per secoli fu il centro religioso di un ampio territorio sulle due sponde del lago, la cosiddetta "pieve d'Isola".

Di Sant'Eufemia oggi restano le fondamenta e parte delle murature, che emergono tra l'erba e gli ulivi. Camminando tra le rovine si riconoscono ancora le absidi e la pianta dell'edificio: basta un po' di immaginazione per ricostruire la vita di un borgo che, a quel tempo, era molto più popoloso di quanto si possa credere guardando l'isola oggi.

1169: la distruzione e la "maledizione"

La svolta drammatica arriva con la cosiddetta guerra decennale tra Como e Milano, all'inizio del XII secolo. L'Isola Comacina si schierò con Milano, contro Como. La città lariana non dimenticò: nel 1169, con l'appoggio delle Tre Pievi dell'alto lago, i comaschi attaccarono l'isola e la rasero al suolo. Le pietre delle case e delle chiese, racconta la tradizione, furono disperse perché nulla potesse essere ricostruito, e gli abitanti si rifugiarono sulle sponde vicine, in particolare a Varenna.

A questa vicenda è legata la celebre leggenda della maledizione. Si narra che il vescovo di Como, Vidulfo, abbia scagliato un anatema sull'isola: non vi avrebbero più suonato le campane, non si sarebbe più posata pietra su pietra e chiunque vi avesse aperto un'osteria sarebbe andato incontro a una sorte funesta. È una storia che sul lago si racconta ancora volentieri, a metà tra il brivido e il sorriso, e che contribuisce al fascino un po' misterioso del luogo.

La chiesa di San Giovanni

Nonostante la distruzione, sull'isola sopravvisse una piccola comunità religiosa, e con il tempo vi tornò a vivere una chiesa: quella di San Giovanni Battista, l'edificio che si scorge anche dalla riva. La forma attuale è barocca, del XVII secolo, ma la chiesa poggia su strutture molto più antiche: nelle sue murature sono state individuate tracce di epoca romana e i resti di una torre tardoromana, e nelle vicinanze sono emersi i resti di un antico battistero. È il luogo ideale per fermarsi qualche minuto, guardare il lago e sentire il peso dei secoli.

Le case per artisti di Pietro Lingeri

La storia moderna dell'isola è sorprendente quanto quella medievale. Nel 1919 il proprietario, Augusto Caprani, la lasciò in eredità al re del Belgio Alberto I, che l'anno seguente la cedette allo Stato italiano perché vi nascesse un villaggio per artisti. Da quel progetto, legato all'Accademia di Brera, nacquero nel 1939 tre case razionaliste progettate dall'architetto comasco Pietro Lingeri: volumi essenziali, grandi aperture, materiali locali, pensati per accogliere pittori e scultori in residenza. Accanto alle rovine romaniche formano un contrasto inatteso e affascinante, una piccola lezione di architettura del Novecento immersa nel verde.

Come arrivarci da Ossuccio e Sala Comacina

L'isola si raggiunge solo via acqua. Il collegamento più breve parte da Sala Comacina, dove nella bella stagione sono attivi servizi di barca che coprono il tragitto in pochi minuti. In stagione l'isola è servita anche dai battelli della navigazione pubblica, con fermate lungo la sponda occidentale: è un modo comodo per combinare la visita con un giro sul lago. Da Ossuccio, quindi, l'isola è davvero a portata di mano, anche per chi viaggia con bambini.

Una volta sbarcati, i sentieri sono brevi e facili, ma con qualche tratto sterrato e qualche gradino: meglio scarpe comode. Non ci sono molte zone d'ombra, perciò in estate conviene portare acqua e un cappello e scegliere le ore meno calde.

Consiglio pratico: ogni anno, nel fine settimana vicino al 24 giugno, si celebra la festa di San Giovanni, con processione di barche, fuochi d'artificio e i "lumaghitt", piccoli lumini accesi sull'acqua in ricordo dell'incendio del 1169. Date, orari dei battelli e modalità di accesso all'isola vanno sempre verificati sui canali ufficiali del Comune di Tremezzina, dell'ente gestore dell'isola e della navigazione.

Quando andare

La primavera e l'inizio dell'autunno sono i momenti più piacevoli: luce morbida, meno folla e temperature ideali per passeggiare tra le rovine. L'estate regala le giornate più lunghe e la festa di giugno, ma anche più visitatori. In ogni stagione, la vista più bella resta forse quella dalla riva di Ossuccio, con l'isola verde sul lago che cambia colore con le ore.

L'isola a pochi minuti di battello

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